La figura del termidoriano incarna la doppia dimensione dell’uomo che, da fervente servitore e sostenitore del Comitato di salute pubblica e della Costituzione del 1793, due anni dopo, nell’estate del 1795, passa alla reazione. Lì prese...
moreLa figura del termidoriano incarna la doppia dimensione dell’uomo che, da fervente servitore e sostenitore del Comitato di salute pubblica e della Costituzione del 1793, due anni dopo, nell’estate del 1795, passa alla reazione. Lì prese vita la repubblica detta «borghese», fondata sul principio della difesa della proprietà e sulla liquidazione delle istanze egualitarie emerse nell’anno II. Quello che qui ci interessa osservare è come i termidoriani abbiano costruito il discorso sul «sistema del Terrore», coniando questa espressione nel momento stesso della sua denuncia, narrandone e costruendone la memoria. Utilizzando nozioni quali «il Terrore» e «il terrorista» il tentativo dei protagonisti di questa storia rispondeva alla duplice esigenza di rendere individuali le responsabilità del governo rivoluzionario e di terminare la Rivoluzione. La fabbricazione del ricordo del Terrore coinvolgeva così sia paure provenienti da coloro che volevano dissociarsi dal loro passato di funzionari del Terrore sia la paura – originata dalla presa delle Tuileries – che la prassi di partecipazione popolare si configurasse come alternativa al modello del governo rappresentativo. La traduzione pratica di queste paure avrebbe gettando le basi per la nascita della nuova compagine politica, cristallizzandosi nel progetto direttoriale, il quale si eresse proprio sulla capacità di stabilire alleanze anche con elementi non repubblicani con cui garantire la certezza di stabilità politica e sociale (B. Baczko). I Termidoriani trovarono, così, il modo per legare il ricordo del Terrore a una specifica patologia, la violenza, dandole carne con personaggi specifici, quali agenti responsabili della stessa. Su questo punto si costruì la critica al «sistema del terrore» in cui, esorcizzando la memoria dell'evento, l'analisi si spostava e si concentrava sull'arbitrarietà, il dispotismo e la violenza, alimentando, così, la nascita della ben nota definizione della Rivoluzione quale «matrice dei totalitarismi». Nonostante il termine «Terreur» non risulti nelle raccolte di leggi né tanto meno la sua «messa all'ordine del giorno» quale sistema di governo (J.-C. Martin) il suo utilizzo a partire da Termidoro divenne non solo paradigmatico ma anche intrinsecamente ambivalente. Attraverso la lettura dei discorsi più importanti in sede d’Assemblea e nel foro pubblico, si intende vagliare come il campo semantico della nozione «Terrore» si sia arricchito di termini (estremismo, anarchia, barbarie, tirannia, assolutismo), mentre l’immagine del «terrorista» si sia assestata su quella del sanguinario, fazioso e demagogo, incarnato dal giacobino e dal repubblicano più "fervente" il quale, invocando la sovranità popolare, avrebbe reclamato il terrore rivoluzionario.